Riflessioni

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Il   costo reale della Sanità è racchiuso  nella tragica storia di Maria Terracciano, l’infermiera svenata del proprio sangue dalle ruberie e dal malgoverno che caratterizzano come una malattia verminosa e indistruttibile la cosa pubblica. Il suo gesto estremo è la narrazione di una fragilità del sistema che coinvolge ciascuno di noi, di una tolleranza “arrabbiata” verso la logica di un potere distorto e impazzito, è un atto di sfiducia verso  chi avrebbe dovuto  materializzare con atti concreti il diritto alla vita ed a una vita dignitosa. Verso questo no-futuro, verso il concetto stesso di  futuro al quale siamo tutti legati per un istinto di sopravvivenza o, meglio, al quale non dovremmo rinunciare in nome degli affetti, e dell’innamoramento per la vita, verso la gente distratta che da oggi e per un tempo breve racconterà di una ennesima invenzione napoletana fatta di pochi millilitri di sangue versati in uno stillicidio senza forza, verso questo niente e verso questo tutto avrà guardato prima di lasciare la vita Maria Terracciano.
Quale forza  esprime il suo  gesto se superato il tempo dell’emotività e dell’applauso  non rinnova il cielo, non fa riflettere che la storia di ognuno di noi  è parte integrante della storia di tutti e che esiste una economia di parole, gesti, di corruzione che offuscano le speranze individuali e le attese verso una possibile soluzione di una crisi globale che sembra minare la dignità e il valore stesso dell’esistenza. Una crisi  che non ha precedenti, il cui peso cade su un uomo geneticamente modificato dalla ricerca di un benessere effimero e non ultimo dalla illusione di una felicità  come ultima rivelazione della scienza. Una realtà che non trova più in questo modello di società così alternativo e conflittuale i suoi naturali anticorpi per non lasciarsi morire nella logica dei numeri, dei balletti della borsa e delle ragioni della speculazione. Quanto è accaduto e accade o peggio potrà accadere non è solo il frutto avvelenato da alcuni  ma il risultato di una società decadente, senza risonanza o storia che insegni, capace di confondere e moralizzare, agli occhi di tutti, verità, falsità e faziosità in   diritto alla impunità e  alle ruberie.
Una società che non crede più nella forza dell’unità e non ne ritrova le motivazioni ideali,  è una pochezza espressiva incapace di  comprendere e liberare  quel contenuto di diversità che ascrivono, giorno dopo giorno, il mondo al quale apparteniamo in una storia senza fine che supera temporalmente i singoli individui e che  trasforma la stessa materia, tutta la sua bellezza e creatività,  in un patrimonio  indistruttibile di intelligenza dalla quale si è formalmente distaccato.
                                                                                            Corrado Caso
  

Notizia pubblicata il 21/05/2010

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